La storia emozionante di mamma Daniela


Mamma Dani, è una ragazza che ho conosciuto al corso pre parto, la considero ormai un'amica, è una di quelle persone sempre disponibili, quella che vede il lato positivo e cerca di rincuorare tutte con le sue bellissime parole e i suoi dolcissimi modi.

Dato che abbiamo parlato di coliche, le ho chiesto di scrivere la sua esperienza, la sua storia difficile ed emozionante, prendetevi 5 minuti perché davvero ne vale la pena; eccola qui:


Ecco la mia esperienza con le famigerate Coliche dei neonati…

Torniamo a casa dall’ospedale con un piccolo fagottino di 3,600 kg, tanta voglia di iniziare un nuovo percorso, e tanta paura di non essere all’altezza di quel cucciolo che stringiamo tra le braccia.

I primi giorni trascorrono tranquilli, ma a meno di una settimana dalla nascita già ci accorgiamo che “qualcosa non va”, la nostra bimba, serena di giorno, la sera cambia completamente.

La sua dolcezza si tramuta in urla e pianti inconsolabili, all’inizio pensiamo che siano episodi sporadici dovuti all’ambientarsi in questo nuovo mondo, ma poi ci rendiamo conto che ogni giorno dall’ora di cena iniziano pianti strazianti che durano dalle 5 alle 7 ore consecutive, senza tregua, eccole “le coliche” di cui tanto avevamo sentito parlare.

La felicità di questa nuova avventura lascia presto spazio all’ansia, l’ansia di non capire il motivo di quel pianto, l’ansia di non essere “abbastanza”, di non essere in grado di comprendere tua figlia, e di non poterla aiutare.

Cerchiamo qualsiasi rimedio, passando dagli specialisti, ai medicinali, agli omeopatici, partiamo quindi con Colimil e Colikind omeopatici per passare al Mylicon (prescritto dal pediatra), nulla purtroppo non rientriamo tra i casi in cui questi hanno avuto efficacia. Sentiamo quindi un’ostetrica per correggere l’attacco al seno durante l’allattamento, e poi un osteopata specializzato in terapia sui neonati, quest’ultimo ci ha aiutato molto con il reflusso fisiologico, ci ha insegnato i massaggi specifici da praticarle per liberare l’aria dall’intestino ma le coliche di Alessia sono dure a desistere anche così.

Ovviamente proviamo tutti i consigli di amici e parenti sulle le posizioni possibili da assumere, a pancia in giù, salire e scendere le scale con lei in braccio, fare gli squat, portarla sul ciottolato con il passeggino, e chi

più ne ha più ne metta…

Finiamo sempre per arrivare alle 18.30 con l’ansia che da lì a poco si sarebbe scatenato il solito pianto inconsolabile, per proseguire con 6 ore di passeggiate per casa con una bambina disperata tra le braccia, chiedendoci cosa stavamo sbagliando, e cosa potevamo fare per aiutare lei, e in realtà aiutare anche noi.

Perché dopo ore di pianto oltre alla preoccupazione per lei, accusi anche la stanchezza psicologica di quel pianto interminabile.

L’osteopata ci consiglia di ridurre gli stimoli durante il giorno, ci spiega che è una bambina molto sveglia, attenta e curiosa, e probabilmente si esaurisce assimilando più stimoli di quelli che può gestire il suo corpo,

ma noi non ci arrendiamo all’idea che sia “solo” uno sfogo, e continuiamo a cercare altre cause.

Finchè dopo più di 2 mesi di consulti, in cui ci rincuoravano sul fatto che la bimba non avesse problematiche patologiche ci siamo arresi a quest’idea, abbiamo accettato i suoi sfoghi senza cercare di placarli, senza

cercare soluzioni, ma accogliendo il suo pianto e sopportando quello sfogo che per lei era tanto necessario.

Di lì a poco la durata dei pianti ha iniziato gradualmente a ridursi, fino ad esaurirsi totalmente. Non so dire se per tutti i bambini è così, certamente ci sono bambini a cui i rimedi sopra citati fanno effetto,

senza dubbio bisogna sempre far riferimento a personale competente per studiare ogni caso.

Ma per chi le ha provate tutte come noi, e si è arreso alla teoria dello sfogo (per cui troverete anche un

articolo su UPPA), vorrei dirvi che non siete genitori sbagliati, state facendo del vostro meglio per il vostro

piccolo, ci state mettendo tutto l’amore possibile, ed è giusto e normale sentirsi stanchi e frustrati, siete

bravi genitori, e già tenere tra le braccia vostro figlio è la consolazione più grande che potete offrirgli, e che

lui possa desiderare!

C’è una cosa che vorrei consigliare a chi è accanto a due genitori che stanno passando la fase coliche, non dite mai queste frasi “è normale” “sono solo coliche”, “porta pazienza”, “è solo una fase”, “passerà”, una sera sembra un anno, e il pensiero di dover sopportare anche una sola settimana in più così è devastante.

Se potete ascoltateli, accogliete il loro sfogo, e lasciateli liberi di dire che sono stanchi, non chiedono soluzioni, non chiedono aiuto, hanno solo bisogno di essere ascoltati e capiti.




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